In Sicilia tira un vento
favorevole per i rumeni. Con difficoltà riconosciamo la situazione dei
rumeni nell’Italia continentale. Eppure i rumeni sono numerosi in tutti
i paesi dell’Isola, grandi e piccoli. E’ dovuto questo fatto
soprattutto al carattere accogliente dei siciliani. Le amministrazioni ci
guardano favorevolmente. A Catania l’Amministrazione provinciale ha un
consulente per i rapporti con la comunità rumena, più assessori sono
interessati alle problematiche dei rumeni. Il Comune di Catania è aperto
al dialogo con la comunità. Sta a noi rumeni riuscire a cogliere l’opportunità,
trasformare il vento favorevole in risultati concreti e diventare un
segmento importante e rispettato della popolazione isolana, integrata,
cosciente e fiera della propria identità culturale.
Il Voto. Se sono stati pochi i
rumeni che hanno votato alle ultime elezioni locali, è perché la maggior
parte dell’enorme esercito di candidati italiani non sapevano ancora che
i rumeni votavano, avrebbero dato la caccia all’ultimo rumeno. La
prossima tornata elettorale li troverà preparati. Con questa legge
elettorale pochissimi rumeni avranno la forza da soli seguire l’iter
burocratico ed entrare in possesso del certificato elettorale. Ci
penseranno i candidati che porteranno a casa i certificati con le
istruzioni di voto. Il risultato? Per i rumeni, scarso, raro e
strettamente individuale. Per intero, la comunità non guadagnerà niente
e non prenderanno gusto i rumeni per la partecipazione alla politica.
Ma serve la politica ai rumeni?
Loro, la maggior parte, in miglior caso, ne dubitano. E hanno ragione. Le
lo ha insegnata la storia matrigna dell’ultimo mezzo secolo. Un
atteggiamento ostile alla partecipazione politica circola negli ambienti
del movimento associativo culturale rumeno in Italia e non è lontana da
questo l’opinione della Romania stessa che pretende staccare le
attività culturali da quelle politiche in Italia. Affermo, se c’è ne
bisogno, che tutte le attività: sociali, culturali e politiche dei rumeni
in Italia, dovrebbero fare un tutt’uno, sono complementari e, per
necessità, perché siamo comunque in pochi, spesse volte dobbiamo coprire
vari ruoli.
I rumeni stano diventando un
segmento stabile della popolazione dell’Italia, detentori di interessi
particolari, definiti dal essere comunque stranieri per provenienza e
percezione comune e caratterizzati da una certa precarietà economica e di
ambientazione. Ecco perché, almeno per un certo periodo, hanno bisogno di
difendere la loro particolarità, in nome dei propri problemi ed interessi
per guadagnarsi, in quanto comunità, un posto di uguali tra gli abitanti
della Penisola.
La premessa, non lo scopo, è il
reale diritto di accesso al voto, non condizionato da colui che ti procura
il certificato elettorale. Quest’ultimo dovrebbe arrivare a casa dei
rumeni, magari in tempo per le elezioni europee, e non per accordi locali
con sindaci buoni ed illuminati, ma per legge, per il diritto di cittadini
comunitari, per diritto morale, che ce lo da la partecipazione attiva alla
creazione della ricchezza dell’Italia.
E perché il voto dei rumeni sia
utile per loro stessi e per il paese che generosamente li accoglie, ci
vogliono due cose. Prima è l’unità negli intenti e nei progetti dei
rumeni attivi, per primi i presenti al convegno. La seconda ed insieme
alla prima – trovare delle soluzioni concrete con le istituzioni
italiane e rumene sul governo quotidiano della popolazione rumena d’Italia,
per farla emergere e collocarla sotto i riflettori dell’azione delle
istituzioni. L’interesse della Romania per la situazione dei suoi
cittadini si incontra con l’interesse dell’Italia, perché i rumeni
hanno confermato di essere indispensabili. Noi potremmo essere lo
strumento attivo. Senza le istituzioni, noi da soli, non otterremo grandi
risultati, perché non abbiamo abbastanza autorevolezza presso i nostri
connazionali e perché siamo sprovvisti di mezzi per dare risposte
immediate. Imbocchiamo questa strada, la strada della coesione rumena,
cosa non di facile raggiungimento, ma sempre possibile, e la strada della
collaborazione con le istituzioni e società civile. Se non ci aspettano,
se non hanno tempo per noi, bussiamo alla porta, con pacatezza, con
dignità e con convinzione di coloro che fanno cosa giusta e necessaria. I
nostri connazionali, molti e dispersi, dalle pendici dell’Etna a
Bolzano, troveranno una ragione e riconosceranno l’utilità del voto.
Se le nostre preoccupazioni, le
nostre fatiche non arriveranno alla gente rumena, se i rumeni non sapranno
dei nostri progetti e nobili intenti, vano sarà il nostro lavoro.