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Associazione Sociale Culturale rumena-italiana
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Il sito dei rumeni di Sicilia.

     Parte dall'Etna la costi-tuzione della comunità rumena dell'isola.

    Insieme per affrontare meglio i nostri problemi e per non dimenticare le nostre origini.

 

Intervento di Vasile Mutu al convegno CONOSCIAMOCI,
organizzato da Sicilia Mondo alle Ciminiere, Catania, 25 aprile 2009

Ringraziamenti per l’invito al convegno CONOSCIAMOCI, avv. Azzia.

Ho partecipato ai festeggiamenti dei quarant’anni di Sicilia Mondo. Ho partecipato alla “vendemmia” degli effetti positivi della migrazione siciliana. Ma ho capito che Sicilia Mondo è anche il depositario della dolorosa memoria dello sradicamento di interre masse di uomini in cerca di fortuna altrove, quando la terra natia non assicurava loro una vita dignitosa.

Questi sono le basi, le credenziali di Sicilia Mondo per l’iniziativa di assumere il ruolo di mediatore, di “avvocato”  a favore  delle nuove migrazioni, questa volta di senso inverso..

Questa iniziativa è l’espressione dell’autentica, vera e profondamente umana solidarietà. E noi, i nuovi immigrati siamo grati di essere invitati ad aprire un percorso da proseguire insieme.

La comunità rumena, la più giovane e la più numerosa è prodotto di un fenomeno estremamente rapido, praticamente in dieci anni. I rumeni sono presenti capillarmente in tutto il territorio italiano.

Certamente, le condizioni degli immigrati di oggi,   mi riferisco ai rumeni, sono incomparabilmente migliori di quelle degli italiani di un secolo fa. Se non per il fatto che il legame con la terra di origine resta sempre forte, grazie al mezzi di comunicazione, ai telefonini, alla Tv satellitare.

Ma, problemi generati dal fenomeno dell’immigrazione non mancano. Essi sono collegati con l’accettazione da parte della popolazione autoctona, con la capacità degli immigrati di comprendere le realtà nelle quali arrivano, con le possibilità di costruire dei ponti di reciproca comprensione, accettazione e fiducia.

Il processo di ambientazione  dei nuovi immigrati si svolge in un modo naturale, spontaneo e senza essere accompagnato da una attenzione adeguata da parte degli stati coinvolti, sia la Romania, quanto l’Italia.

Per questo, speculazioni e non troppo benevoli interpretazioni e strumentalizzazioni dei fatti di cronaca hanno distorto la realtà della vera situazione della comunità rumena in Italia, che conta più di un milione di persone, presenti in fabbriche, sui cantieri, nei campi, nelle famiglie e nelle scuole italiane.

A supporto del nuovo segmento della popolazione della Penisola, i rumeni, si è mossa con successo la chiesa ortodossa rumena con la diocesi italiana e le 95 parrocchie –a Catania la Parrocchia ortodossa rumena S. M. Agata può vantare già una tradizione nei pochi anni di esistenza, nonché un ottimo rapporto con  la curia di Catania.

Lo Stato rumeno stenta ancora di comprendere la necessità di cambiare il vecchio modo di rappresentare se stesso all’estero con le sue ambasciate e consolati fornitori di servizi più o meno notarili.  Neanche lo Stato italiano non è stato in grado di trovare gli strumenti necessari per governare efficacemente questo fenomeno. Non  muoviamo accuse, constatiamo che la realtà in questo caso cambia più veloce di quanto le strutture burocratiche e governative ne siano in grado di reagire.

Le associazioni rumene si prendono un carico spesse volte sproporzionato rispetto alle loro possibilità.

Ecco perche la collaborazione con gli organismi, con le associazioni come Sicilia Mondo, è di capitale importanza per noi, al fine di trovare le modalità per dare un vero aiuto al processo di integrazione, di incontro e di condivisione nella società di domani. Ma può essere la via per maturare e promuovere idee e proposte affinché gli Stati, la Romania e l’Italia possano veramente essere in sintonia nel dare giusta importanza all’incontro dei due popoli e culture.

Per finire, tengo affermare che il calore che noi abbiamo incontrato in Sicilia da parte dei siciliani, delle amministrazioni, è per noi un forte incoraggiamento  e ci alimenta la speranza che possiamo dare vita a un modello di convivenza civile e armoniosa in questa terra, dove l’accoglienza ha una storia millenaria.

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